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Gianfranco Zappettini - Painting as a tool of deeper knowledge

Gianfranco Zappettini - Painting as a tool of deeper knowledge

18 marzo - 31 dicembre 2021

"Solo attraverso un’indagine analitica che affronti il problema della pittura in quanto pittura, ovvero del materiale e del modo di operarlo si può ricostruire un nuovo linguaggio."

- Gianfranco Zappettini

 

Gianfranco Zappettini è nato a Genova il 16 giugno 1939 da famiglia di antica tradizione marinara. Frequenta il Liceo Artistico Niccolò Barabino di Genova e l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Nel 1962 tiene la sua prima personale nella sua città natale e nello stesso anno conosce  l'architetto tedesco Konrad Wachsmann, grazie al quale impara la precisione formale, l'importanza della tradizione e l'attenzione all'innovazione. Le sue prime opere (1964-1969) riflettono il tentativo di dare ordine alla superficie, lasciando spazio all'artista per manovrare senza permettere alla programmazione preconcetta di sormontare il suo lavoro. Zappettini vive e lavora a Chiavari, dove nel 2003 ha fondato la Fondazione Zappettini per l'arte contemporanea.

In oltre 40 anni di attività artistica, Zappettini ha contribuito a rifondare la disciplina pittorica e a dare una lettura nuova e alta del processo di lavoro che orbita intorno all'astrazione analitica. Attraverso le sue opere egli scandaglia il significato ancestrale della prassi pittorica, della natura stessa della disciplina e degli elementi che l'artista ha a sua disposizione. Per Zappettini, la superficie pittorica in particolar modo, ritorna ad essere quello che era in origine, uno spazio “opaco”, che non riflette altri mondi - esteriori o interiori - e rimanda a nient’altro che a sé stesso ed alla sua stessa intrinseca essenza.

Nelle opere di Gianfranco Zappettini si celano intrecci e linee ortogonali o diagonali attraverso un'indagine in cui la sperimentazione avviene al limite della percezione. Le sue superfici restano racchiuse nei confini della tela, crescendo nella seduzione analitica di un movimento statico tra classico e innovazione, in un rumore visivo e tattile.

 […] Il pittore nabis francese Maurice Denis diceva: «un quadro è essenzialmente una superficie piana ricoperta di colori disposti in un certo ordine». Le “tele sovrapposte” parafrasano questa definizione, ancora più “essenzialmente”: un quadro è un campo d’azione (il quadrato tracciato a matita) riempito di colore (il grigio neutro della grafite) nel modo più ripetitivo e anonimo possibile. E a questo campo d’azione è sovrapposto un altro campo, riempito per metà, poi un altro per un terzo, infine l’ultimo in cui c’è solo il campo delimitato, pronto per essere il primo dell’opera successiva - all’infinito.  [… ]. I “bianchi”, che precedono storicamente le “tele sovrapposte”, le presuppongono e le preparano, [… ] Presuppongono le “tele sovrapposte” perché anche in questa serie il lavoro è comprensibile solo afferrandone la stratificazione: si parte da una tela preparata al nero che - Zappettini direbbe oggi “alchemicamente” - deve diventare bianca, dopo un numero prestabilito di mani (strati) di pittura. Ma quanto è prestabilito si confronta sempre con la prassi, la mente del pittore si scontra con la sua mano, perciò l’opera risulta finita prima che venga data completamente l’ultima stesura. Di questa rimangono tracce di “luce bianca” (come indicano i titoli di molti esemplari di questa serie) su quadrati, rettangoli, linee. È una luce ottenuta, che si manifesta di per sé ed è lì sulla tela, fissata nel colore bianco, chiara, che però non illumina il mondo circostante: è l’opposto speculare della “luce nera” della lampada di Wood, non dipinta, non definibile né completamente percepibile, enigmatica, nascosta, che però accende indirettamente le superfici circostanti. [… ]

 

- Alberto Rigoni, "La luce prima", 2018

 

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Non dimenticare di visitare la mostra personale di Zappettini "La Luce Prima", un progetto speciale creato nel 2018 da Gianfranco Zappettini per lo spazio milanese, clicca qui!