PRIMO MARELLA GALLERY
S.E.A. Calling - Contemporary Art from South East Asia

S.E.A. Calling - Contemporary Art from South East Asia

10 febbraio 2022

S.E.A. Calling - Contemporary Art from South East Asia
10 febbraio - 10 marzo 2022
 
Primo Marella Gallery è orgogliosa di presentare S.E.A. Calling - Contemporary Art from South East Asia”, la nuova mostra collettiva che presenta una selezione di tre artisti viventi del sud est asiatico.
 
Bestrizal Besta, Aung Ko, Nguyen Thái Tuan
 
La mostra esplora le loro pratiche e approcci artistici, generati e concepiti in una regione vibrante in continua evoluzione, dove le categorie occidentali di "moderno" e "contemporaneo" suonano ancora sconosciute e non ammissibili, così come "spazio" e "tempo" difficilmente trovano spazio in un'area geopolitica del mondo così giovane.
Lungi dall'essere una semplice giustapposizione di nomi ed etichette, questa raccolta di idee, prospettive e panorami cerca innanzitutto di inserire il lavoro degli artisti del sud-est asiatico all'interno della propria struttura, rivendicando la propria indipendenza da qualsiasi obbligo culturale nei confronti dei principali stati vicini.
 
Artisti presentati:
 
Bestrizal Besta (Indonesia)
 
Nato nel 1973, Besta Bestrizal vive e lavora a Yogyakarta, occupandosi principalmente di pittura.
Diplomato alla High School of Fine Arts Padang (Padang SMSR) nel 1993. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive tenute presso istituzioni e musei internazionali come il Museo d'Arte Contemporanea, a Roma, Italia o lIndonesia National Gallery a Jakarta , Indonesia.
 
(…)Le opere a carboncino dell'artista indonesiano Bestrizal Besta formano una serie di paesaggi in cui natura, persone e oggetti entrano in conflitto tra loro in bianco e nero monocromatico. Questi paesaggi sembrano invitarci in un mondo dettagliato alla "Alice nel Paese delle Meraviglie" o nei mondi ibridi surreali di Hieronymus Bosch, solo più bruciati, come se avessero appena sopportato l'inferno. Besta descrive varie forme, diversi tipi di animali e piante da macroorganismi a minuscole creature, diversi tipi di oggetti, parti del corpo umano e così via. Sovrappone gli elementi, li impila e sovrappone uno all'altro, facendoli lottare per ottenere un proprio spazio sulla sua tela.
I soggetti delle opere di Besta implicano principalmente una relazione tra le persone e la natura, raffigurando una serie di piante, animali e oggetti vari. Rivela come ogni opera d'arte è iniziata da piccoli elementi; e sebbene piccoli, portano con sé un'energia che può spingere gli altri elementi attraverso una costellazione di microrganismi che esistono intrecciati con le nostre realtà vissute.
Anche le cose più piccole possono ancora influenzare negativamente l'esistenza umana moderna. Prendiamo ad esempio il cambiamento climatico, che ha avuto origine dalla nostra negligenza collettiva, o dalla nostra intenzionale banalizzazione o disprezzo per la natura, e che attraverso una reazione a catena inarrestabile ha portato a enormi catastrofi. O virus che mutano in orribili incubi, come quello emerso da Wuhan, in Cina, solo per estendere la sua portata al resto del globo. Sono esempi di minuscole particelle che hanno la capacità di trasformarsi in bestie spaventose.
(…) Con le sue capacità di disegno e sensibilità quando lavora con il bianco e nero, Besta riesce a creare immagini diverse e uniche dellinferno. (…)Besta presenta le varie questioni che circondano la natura del rapporto tra uomo e ambiente, un rapporto che va ben oltre ciò che è logico, un rapporto sempre più insondabile. Besta guarda a questi fenomeni dal punto di vista di una persona che si trova piuttosto impotente di fronte ai problemi presenti e alle cose che verranno. Al di là delle nostre realtà vissute ci sono piccole cose che, sebbene invisibili ad occhio nudo, hanno un grande potere. Tuttavia, in questo messaggio è implicita anche la speranza che le piccole cose possano diventare un bene immenso. Le opere di Besta tirano fuori narrazioni di relazioni ambigue che sono forgiate nelle interazioni tra la civiltà moderna e il suo ambiente, come il paradiso e l'inferno, l'amore e la guerra, il familiare e l'ignoto, l'ordine e il caos. Ogni elemento si fonde in una costellazione di cose diverse che possiamo trovare nelle nostre realtà quotidiane.
(…)”
 
estratto dal saggio Inferno” di Rifky Effendy
 
Aung Ko (Myanmar) 
 
Aung Ko è nato nel 1980 a Htoneno, Myanmar.  
 
Considerando il contenuto più importante della forma, Aung Ko utilizza linguaggi diversi in funzione dei temi che tratta. Dalla fotografia alla video-arte, dalla pittura alla scultura, lartista si confronta con temi contemporanei che influenzano la sua vita e quella dei suoi connazionali. Le sue narrazioni artistiche si rapportano alla storia, contemporanea e passata, ed al tempo che trascorre. 
 
Le sculture Ko Shwe presenti in mostra, sono autoritratti di Aung Ko stesso in diversi periodi della propria vita, un corpo nudo e glabro ricoperto da una patina doro, in atteggiamento rilassato o aggressivo. Il corpo nudo sottolinea la precarietà e la vulnerabilità della condizione umana, mentre loro richiama da una parte lidentità della Birmania, spesso chiamata terra doro” per le dorature degli edifici religiosi, dallaltra quei birmani che vivono e lavorano allestero e si chiamano tra loro Mister Gold, uomini con sogni dorati, che si ritrovano in condizione di ansia, angoscia, amarezza.Un oro, però, che simboleggia inoltre il sacro, richiamando una trascendenza divina, unesigenza di superamento della condizione umana attraverso unesperienza metafisica. 
 
Bicycle (2008-2011) è uninstallazione composta da una serie di fotografie che lartista ha scattato nel corso delle stagioni, dei giorni e degli anni nei dintorni del suo villaggio, catturando la quotidianità e la ritualità del popolo birmano. Trait-dunion è uninstallazione da lui costruita fatta da tre biciclette assemblate insieme: tre come le stagioni nel Myanmar, tre come le dimensioni del sacro nel credo buddhista e tre  come gli anni impiegati per realizzare il progetto.
 
 
Nguyen Thái Tuan (Vietnam) 
 
Nato nel 1965 a Quang Tri (Vietnam), Nguyen Thái Tuan  vive e lavora tra Ho Chi Min e Dalat.
Nguyen Thai Tuan è uno degli artisti vietnamiti più significativi della sua generazione, la cui pratica artistica è ancorata a una simmetria di pienezza e assenza. Il suo palcoscenico è sospeso tra il mondo del passato e quello del presente.
 
Le opere della sua serie storica Black Painting sono una denuncia commovente e fortemente estetica dell'attuale situazione politica e sociale nel suo Paese. Il cosiddetto "realismo sociale" dedicato a celebrare un popolo felice inesistente in un simulacro di democrazia, viene capovolto attraverso l'arte di Nguyen Thai Tuan.
Egli rappresenta persone reali, ma queste ultime sono private delle loro caratteristiche individuali. Qui la persona torna a far parte  di una folla anonima. Diviene un nessuno all’interno di abiti vuoti. L'individuo non è più un essere umano ma solo il suo simulacro: una ruota nella macchina governativa. Questo è esattamente ciò a cui il governo vuole ridurre il suo popolo. Nessuna denuncia di questo stato di fatto potrebbe essere espressa in maniera più forte, seppur, sorprendentemente, raffigurando non l'aspetto fisico della persona, ma semplicemente ciò che indossa.
 
La nuovissima serie Black Souls è il risultato di un lunghissimo e attento lavoro dell'artista, durato diversi anni. In questa serie continuano a non esistere personaggi con caratteristiche individuali ma figure nere che sfumano con l'ambiente in un'atmosfera impressionista. In queste opere Nguyen Thai Tuan descrive il momento esatto tra sogno e realtà. Dove due anime possono considerarsi dannate perché si sono illuse di aver vissuto e sognato un istante meraviglioso.
 
I suoi Interiors appaiono come un’illusione di tempi antichi dove giacciono delle ombre, in tranquilla attesa di un ritorno all'oscurità che sta lentamente divorando il dipinto partendo dallo sfondo.
 
I dipinti di Nguyen Thái Tuan lasciano lo spettatore con un sentimento conflittuale, sempre così belli eppur così forti. Rimandano a una tenue atmosfera onirica, con ombre scure che attendono il torpore del sonno. Osservare i suoi dipinti è come essere al confine tra sogno e realtà, dove la realtà svanisce con l'ambiente, e tutto si delinea in un incubo irrisolto, dove non si ha mai la certezza di assistere a un incubo interiore o di essersi appena risvegliati in una cruda realtà fatta di ossessioni.