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Gianfranco Zappettini - Tele sovrapposte

Gianfranco Zappettini - Tele sovrapposte

15 agosto 2022

Gianfranco Zappettini è nato a Genova il 16 giugno 1939 da famiglia di antica tradizione marinara. Frequenta il Liceo Artistico Niccolò Barabino di Genova e l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Nel 1962 tiene la sua prima mostra personale nella sua città natale e nello stesso anno conosce  l'architetto tedesco Konrad Wachsmann, grazie al quale impara la precisione formale, l'importanza della tradizione e l'attenzione all'innovazione. Le sue prime opere (1964-1969) riflettono il tentativo di dare ordine alla superficie, lasciando spazio all'artista per manovrare senza permettere alla programmazione preconcetta di sormontare il suo lavoro. Zappettini vive e lavora a Chiavari, dove nel 2003 ha fondato la Fondazione Zappettini per l'arte contemporanea.

In oltre quarant’anni di attività artistica, Zappettini ha contribuito a rifondare la disciplina pittorica e a dare una lettura nuova e alta del processo di lavoro che orbita intorno all'astrazione analitica. Attraverso le sue opere egli scandaglia il significato ancestrale della prassi pittorica, della natura stessa della disciplina e degli elementi che l'artista ha a sua disposizione. Per Zappettini, la superficie pittorica in particolar modo, ritorna ad essere quello che era in origine, uno spazio “opaco”, che non riflette altri mondi - esteriori o interiori - e rimanda a nient’altro che a sé stesso ed alla sua stessa intrinseca essenza.

Nelle opere di Gianfranco Zappettini si celano intrecci e linee ortogonali o diagonali attraverso un'indagine in cui la sperimentazione avviene al limite della percezione. Le sue superfici restano racchiuse nei confini della tela, crescendo nella seduzione analitica di un movimento statico tra classico e innovazione, in un rumore visivo e tattile

Nelle “tele sovrapposte” vediamo uno spazio vuoto sulla tela più esterna delimitato da un quadrato tracciato a matita, ma non vediamo gli spazi pieni o semipieni delle tele sottostanti. Qui, infatti, la pittura raggiunge il proprio grado zero scomparendo del tutto dall’occhio dell’osservatore e annullandosi nel procedimento: su una tela non preparata viene tracciato un quadrato che Zappettini riempie per intero di anonima grafite 2B; sopra questa tela viene poi tirataun’altra tela con un altro quadrato stavolta riempito per metà, poi un’altra ancora riempita per un terzo,fino ad arrivare alla tela finale, quella visibile allo spettatore, sulla quale resta solo il contorno a matita di un campo d’azione vuoto, dal quale ripartire di nuovo in serie con l’opera successiva. Aggiungendo strati, toglie pittura, così come nelle opere i “bianchi” aggiungendo mani, nasconde il colore di partenza. Aggiungere per togliere, dunque.