PRIMO MARELLA GALLERY
Paolo Cotani - Bende

Paolo Cotani - Bende

10 agosto 2022

Oggettivando l’uso del materiale (il bendare che prende il posto del pennello) tendo a realizzare la crescita parallela e costante, tra mezzo e gesto, tra formazione della superficie e procedimento operativo. -Paolo Cotani
Nato a Roma nel 1940, agli inizi degli anni Sessanta frequenta l’ambiente dell’arte romano e nel 1964 parte per Londra, dove rimarrà fino al 1970. Attraverso l’amicizia con Joseph Rykwert, ottiene l’insegnamento al corso della Colchester School of Art. Nel 1968 ha la sua prima mostra al Ferro di Cavallo di Roma. All’inizio degli anni Settanta torna definitivamente in Italia. Le prime Bende elastiche sono esposte alla IX Biennale di Parigi nel 1975. Nel 1977 è invitato a Documenta 6 a Malmö e alla 16 Italian Artists a Rotterdam. Il lavoro si evolve e compaiono le prime opere con il supporto in alluminio sagomato Gli Archi e Le Vele e in seguito riprende la pittura con il tema delle Nuvole. Agli inizi degli anni Novanta dipinge le Cancellazioni e nello stesso periodo, le Tensioni, bende elastiche montate su strutture di acciaio. È in preparazione la mostra al Palazzo Ducale di Senigallia quando Cotani muore, nel gennaio del 2011.
 
 
Nel 1975 Paolo Cotani dà vita al suo ciclo più noto, quello delle Bende che, pur nella sua radicalità, non elude affatto il problema della pittura. Anzi, ne fornisce una nuova declinazione attraverso un processo di carattere costruttivo, dove le bende sono esse stesse il supporto del telaio in una dialettica che investe la natura della superficie.
 
Le bende vengono dipinte due volte: prima di essere montate su telaio e subito dopo la fasciatura definitiva, quasi a voler occultare il materiale che si mimetizza in relazione ad un procedimento linguistico trasversale e dialettico privo di enfasi.
 
Un lavoro, quello di Cotani, sempre al limite del paradosso e dell’ambiguità dove non è possibile indicare una sola strada maestra. Ciascun gesto, così come ciascun ciclo di opere, si rivela per la sua duplicità lasciando convivere gli opposti in un percorso costellato da ossimori dove lo spettatore è sempre costretto a mettere in dubbio le proprie certezze in un movimento centripeto che dalle cose ritorna all’io. Mimetizzare e rivelare è una costante della sua indagine. Così come occultare, nella perenne tensione tra energia e inerzia.
 
Così Cotani dichiara in una vecchia intervista: “Credo che la costante del mio lavoro, dalle bende elastiche in poi sia stata quella di pensare la superficie del quadro come memoria del già accaduto. Vorrei raccontare ancora di strati, e non mi sembra letterario riferire su questo modo di pensare lo spazio per chi, nato a Roma, ne ha colto il senso profondo; città di strati e di accumuli, dove segni si sovrappongono ad altri segni, perché sia cosi unica cosi preziosa”