PRIMO MARELLA GALLERY
The Black Era

The Black Era

28 ottobre - 18 dicembre 2021

The Black Era

SAVE THE DATE: Giovedì 28 Ottobre 2021 

 

BLACK IS AMAZING, 

DISTURBING, 

BUT IT IS PRESENT

AND MAKES SENSE EVERYWHERE.

 

~  Joël Andrianomearisoa

 

 

«Il colore è diagramma di flusso della vita sociale e mentale, articola spazio e tempo, coordina e crea sistemi di conoscenza. Il colore è un’arte della memoria. Ma un’arte della memoria diversa da una società all’altra, che si trasforma nel tempo»

 

~ M. Pastoreau ,“Couleurs, Images”

 

 

Questa monumentale mostra sarà un dialogo tra cinque artisti, alcuni africani e alcuni afroamericani, incentrati sull’uso del nero come allusione a un modello artistico anticipatore in grado di distruggere gli schemi. Attraverso l’estremismo nelle loro pratiche artistiche, sovvertono il sistema e aprono nuove direzioni per il futuro dell’arte.

 

 

Il nero è centrale.

Quadri in bianco e nero, fotografie in bianco e nero, testi in bianco e nero.

Bianco e nero come poli opposti, bianco e nero come coppia indissolubile.

Il bianco senza il nero non può esistere.

Non c’è buio senza luce.

Non c’è giorno senza notte.

Nero come fondale, nero come fulcro.

Nero come metafora.

Nero come cultura, nero come identità, nero come colore,

Nero come critica viscerale e necessaria,

Nero come comprensione della razza, nero come esperienza,

Il nero come esclusione e inclusione.

Nero come storia, nero come presente.

 

 

In questa mostra vogliamo sottolineare come gli artisti contemporanei si stiano avvicinando a questa Black Era. Come rappresentano questo tempo e come affrontano il presente e il passato, ricostruendo un nuovo sistema di conoscenza, come complicano il sistema antico.

Come vogliono rovesciare i paradigmi e complicarli per permettere all’essere umano di essere più critico, più attento, più riflessivo su un possibile futuro imprevedibile e reinventato.

 

Ai giorni nostri, siamo ancora sommersi da modi diversi di reagire al nero, la storia porta su di sé pesi e conseguenze. Gli artisti di questa mostra si fanno carico di questo passato per riscrivere e sovrascrivere luoghi comuni, presupposti, eredità culturali e privilegi per riconfigurare un nuovo immaginario con un nuovo modo di pensare.

 

In Africa il colore è un simbolo religioso, ricco di significati e di potere. Per l’artista maliano Abdoulaye Konaté l’antitesi del bianco e nero, è oscurità e luce, è assenza e conoscenza, è terra e cielo. «La tintura diversa come mezzo per conoscere l’altro e per agire su di lui. I colori hanno il ruolo di esaltare l’energia o la forza sia del tessuto che dell’individuo».

In Africa il bianco è il colore dei morti, ma la sua funzione è quella di “sfidare” la morte, di buon auspicio. Il nero è il caos, è l’origine, ma essere origine significa essere culla di generazione, culla di possibilità, nido di fertilità. Piuttosto che eludere il colorismo africano, Abdoulaye Konaté abbraccia beatamente questa pigmentazione mondiale, svelandoci un vasto universo baudelairiano. Il sincretismo dei simboli, la sinestesia svelata, l’incrollabile seduzione cromatica, concorrono in un’esperienza ludica per lo spettatore, portandolo in un mondo tessile ricco di allegorie legate ai materiali, alla densità dei colori, al ritmo e agli impulsi vitali.

I colori ridefiniscono un nuovo spazio utopico, dove emozioni opposte si confondono in un’armonia di opposti, una sinfonia astratta che possiede «la diffusione delle cose infinite».

 

Per l’artista malgascio Joël Andrianomearisoa i colori assumono un valore simbolico (“il bianco è presenza, il nero è mistero”), le sfumature del nero sono l’espressione di una polifonia che lungi dall’essere minimalista, trasmette emozioni, un piacere estetico, un senso di fragilità e mistero.

 

Je ai oublié la nuit dans l’attente du 7e jour qui nous reunirà le temps d’une

rencontre ou pour toujours ... baiser blanc pour les désirs noirs” (J. A.)

 

Vogliamo anche sottolineare come la fotografia, in particolare la fotografia in bianco e nero, è ed è stata un mezzo che ha collegato molti di questi artisti, consapevolmente o meno.

 

Artisti come Theaster Gates hanno esplorato in modi diversi l’immaginario fotografico del nero. Basti pensare alla mostra da lui ideata per la Fondazione Prada nel 2018-2019 “The Black Image Corporation”, dove ha esplorato l’eredità fondamentale della Johnson Publishing Company che ha contribuito a plasmare il patrimonio estetico e culturale dell’identità afroamericana contemporanea.

Oppure si pensi alla sua mostra a Basilea “Black Madonna”, dove ha esaminato il suo significato nella storia della religione e il suo tenore estetico e metaforico.

 

Gary Simmons, i cui dipinti spettrali spesso ci offrono uno sfondo scuro o testi neri e in parte cancellati, Gwen Allen, professore di storia dell’arte alla San Francisco State University, afferma:

Lungi dal suggerire che siamo al di là della razza, [Simmons] insiste sulla natura irrisolta [della razza], incoraggiandoci a pensare in modo critico ed espansivo al modo in cui la razza informa sia la nostra realtà attuale che lo stato verso cui ci stiamo sforzando. [...] Simmons non ignora il passato profondamente preoccupante della razza; come dimostrano con tanta insistenza i suoi disegni di cancellazione, la storia non è una tabula rasa. Eppure, mentre riconosce il peso della storia sul presente, rende il suo significato e le sue possibilità imprevedibili e illimitate, pronte per essere colte, reinventate, reinventate».

 

Le opere di Rashid Johnson parlano di identità collettive e individuali colte nel mezzo di mutevoli realtà sociali: sogni di fuga verso un paradiso romantico, un regno ultraterreno privo di disuguaglianze sociali ed economiche, ma allo stesso tempo, con il suo frenetico graffiare nella cera nera, rompendo le piastrelle e coprendo le aree con i graffiti, ha bloccato le sue opere in un distopico qui e ora.