• SULLA MOSTRA “Africa Universe” è una mostra articolata dedicata all’Arte Africana Contemporanea, concepita come una nuova tappa di un percorso...
    Abdoulaye Konaté, Rouge touareg (noir, bleu, et vert), 2019, Textile, 234 × 147 cm

    SULLA MOSTRA

     

    “Africa Universe” è una mostra articolata dedicata all’Arte Africana Contemporanea, concepita come una nuova tappa di un percorso iniziato oltre dieci anni fa.

     

    La nostra prima esposizione sull’arte africana contemporanea, Africa assume art position! nel 2010, ha preso forma in un momento in cui l’attenzione globale era rivolta altrove e il panorama artistico del continente non aveva ancora rivelato la ricchezza e l’energia prolifica che oggi osserviamo.

     

    “Africa Universe”, a Manifesta Lyon, prosegue questa visione. La mostra si concentra su una selezione di artisti africani di grande rilievo, mettendo in dialogo maestri affermati e una nuova generazione di talenti emergenti, il cui dinamismo e spirito sperimentale dimostrano come la “vecchia guardia” sia oggi affiancata — e talvolta messa alla prova — da una giovane scena vivace e inventiva.

    Attraverso maestri, pittori e innovatori, la mostra restituisce un panorama culturale dinamico e in continua evoluzione. Celebra l’Africa non come un racconto unico, ma come un universo vibrante, capace di crescere, trasformarsi e ridefinire costantemente l’arte contemporanea globale.

  • Nel corso degli anni, abbiamo avuto il privilegio di sostenere e presentare artisti che oggi godono di un riconoscimento internazionale — tra questi Joël Andrianomearisoa e Abdoulaye Konaté. Il loro successo conferma l’importanza di una ricerca costante, di un impegno a lungo termine e di una sincera dedizione alla creatività africana contemporanea.

     

    Nel loro insieme, le opere presentate in “Africa Universe” delineano una mappa ampia e multidimensionale dell’arte africana contemporanea.

  • Atto I – Due Maestri

    ABDOULAYE KONATÉ & JOËL ANDRIANOMEARISOA

    La mostra si apre con due tra le voci più influenti dell’arte africana contemporanea. Profondamente radicati nelle rispettive tradizioni etnoculturali — e attingendo a materiali, segni e simboli propri dei loro paesi d’origine — Konaté e Andrianomearisoa spingono le loro pratiche ben oltre le convenzioni figurative tradizionali.

    Abdoulaye Konaté, Noir d’ébène et cicatrices, 2021, Textile, 237 × 294 cm
  • Abdoulaye Konaté è uno degli artisti africani contemporanei più rappresentativi. Nel 2004 ha partecipato a Africa Remix; nel 2005 ha preso parte a una mostra al Centre Pompidou; nel 2007 è stato presente a Documenta 12 a Kassel. È stato protagonista di tutte le successive grandi esposizioni internazionali dedicate all’arte africana.

    Nel 2010 ha avuto una retrospettiva antologica alla Biennale di Dakar. Nel 2017 una sua opera monumentale è stata esposta all’Arsenale in occasione della 57ª Biennale di Venezia.

    Nel 2020 Konaté ha presentato la sua installazione monumentale e site-specific Idéogrammes, signes, symboles et logos (Hommage à Youssouf Tata Cissé et Germaine Dieterlen) presso il BMW Atrium dello Zeitz MOCAA. Nello stesso anno è stato invitato a partecipare alla mostra “Global(e) Resistance” al Centre Pompidou di Parigi con una sua installazione storica datata 1995-1996.

    Nel 2021 ha realizzato la sua prima mostra personale in Giappone, “The Diffusion of Infinite Things”, ospitata negli spazi Standing Pine di Nagoya.

    Nel 2022 la più influente Biennale africana, Dak’Art – Biennale di Dakar, gli ha reso omaggio come “The Master” con la mostra Hommage à Abdoulaye Konaté, l’étoffe d’un maître, presso l’ex Palais de Justice (Courthouse), Cap Manuel, Dakar.

    Le sue opere sono state inoltre esposte all’Aichi Triennale 2022 e saranno presentate nel 2023 alla Biennale di Gwangju.

     

    Il lavoro di Joël Andrianomearisoa è stato esposto nei cinque continenti, in numerose e prestigiose istituzioni culturali internazionali, tra cui il MAXXI di Roma (2018), l’Hamburger Bahnhof di Berlino (2010), lo Smithsonian di Washington (2015), il Centre Pompidou (2005) e il Palais de Tokyo (2021) a Parigi, lo Zeitz MOCAA di Città del Capo (2022), il MACAAL di Marrakech (2022), oltre a molte altre.

    Nell’ottobre 2021 ha inoltre inaugurato due sculture pubbliche ad Antananarivo, sostenute dal Fonds Yavarhoussen.

    Le sue opere fanno parte di importanti collezioni internazionali, tra cui lo Smithsonian (Washington DC), The Studio Museum in Harlem (New York), la Collection Yavarhoussen (Antananarivo) e il Museum Sztuki (Łódź).

    Nel 2016 ha ricevuto l’Arco Madrid Audemars Piguet Prize. Ha partecipato a diverse Biennali, tra cui la Biennale dell’Avana, la Biennale del Cairo, la Biennale di Dakar e la Biennale di Sydney.

    Grazie all’originalità e alla maturità del suo lavoro, alla sua reputazione internazionale e al sostegno del suo network professionale, nel 2019 Joël Andrianomearisoa è stato scelto per rappresentare il Madagascar, insieme ai curatori Rina Ralay Ranaivo ed Emmanuel Daydé, alla 58ª edizione della Biennale di Venezia, con un padiglione nazionale per la prima volta nella storia del Paese.

    Joël Andrianomearisoa è inoltre fondatore e direttore artistico di Hakanto Contemporary, uno spazio indipendente no-profit per artisti ad Antananarivo, Madagascar, sostenuto dal Fonds Yavarhoussen.

  • Atto II - Tre Pittori

    Hako Hankson, Godwin Champs Namuyimba, Arim Andrew

    Il secondo atto esplora a pittura nelle sue forme più narrativa, simboliche e sociali.

  • Hako Hankson, The enthronement of the prince, 2024, Acrylic and Indian ink on canvas, 100 × 100 cm
  • Hako Hankson (Cameroon)

    Pittore autodidatta profondamente radicato nei rituali e nei miti della sua cultura ancestrale, Hankson realizza composizioni di grande formato che si muovono tra il sacro e il profano. Il suo lavoro rivitalizza le tradizioni orali, reinterpretandole come allegorie contemporanee e offrendo una nuova visione dell’estetica nera.

    Cresciuto tra maschere e oggetti totemici grazie al ruolo del padre, figura di rilievo nella comunità, scultore e musicista, intreccia memoria e mito in un linguaggio visivo vibrante e personale. Hankson è inoltre impegnato nel sostegno alla comunità artistica: nel 2013 ha fondato l’In and Off Art Center, uno spazio autofinanziato dedicato ad artisti in difficoltà.

     

    Godwin Champs Namuyimba (Uganda)

    Voce di primo piano nella figurazione africana contemporanea, Namuyimba fonde uno stile personale faux-naïf con accenti espressionisti, suggestioni afrofuturiste e richiami al modernismo occidentale. Le sue figure piatte e introspettive — sospese tra presenza e astrazione — indagano temi quali identità, memoria e condizione postcoloniale, immaginando al contempo futuri possibili. Formatosi a Kampala ma in gran parte autodidatta nella propria disciplina artistica, utilizza la figura umana per esplorare trasformazione, appartenenza e le sottili distorsioni della percezione che definiscono il suo peculiare universo visivo.

     

    Arim Andrew (Uganda)

    Operando in un contesto in cui l’omosessualità è criminalizzata, Arim adotta un linguaggio visivo codificato per affrontare l’esperienza queer attraverso figure femminili simboliche. Le sue scene d’interni, silenziose ma cariche di ombre, gesti e piccoli oggetti, parlano di desiderio, segretezza e autodifesa.

    Questi spazi domestici diventano luoghi di sottile resistenza, rivelando come l’intimità venga plasmata, limitata e al tempo stesso affermata con discrezione nel clima politico restrittivo dell’Uganda.

  • "Africa Universe", Installation view of Godwin Champs Namuyimba in the Salon Vert, Manifesta Lyon, France, 2026.

  • Atto III – Nuove Tecniche e "Modalità Astrazione"

    Troy Makaza & Samuel Nnorom

    L’atto finale celebra l’innovazione artistica attraverso materiali, processi e forme che ampliano la stessa definizione di arte contemporanea.

     

     

  • TROY MAKAZA

    «Il medium è intimamente connesso al mio lavoro a diversi livelli. Innanzitutto, combina un mezzo artistico tradizionale con uno innovativo. È un aspetto di cui sono profondamente consapevole come artista contemporaneo dello Zimbabwe: creare un ponte tra tradizione e pratica contemporanea.

    In secondo luogo, questo medium mi permette di muovermi tra scultura e pittura e di sovvertire le categorie stabilite da chi non ci appartiene; in un certo senso, è il mio modo di affermare il diritto, come artista, di decidere come essere percepito, senza permettere che io o il mio contenuto veniamo etichettati.

    Anche il mio linguaggio tematico è altrettanto fluido, oscillando tra astrazione e figurazione, poiché nessuna delle due categorie è in realtà pura e la rigidità formale di queste definizioni non ha senso per me.»

     

    — Troy Makaza (Zimbabwe)
    • Troy Makaza, Untitled, 2023, Silicone infused with paint, 208 × 78 cm
      Troy Makaza, Untitled, 2023, Silicone infused with paint, 208 × 78 cm
    • Troy Makaza, Untitled 2022, Silicone infused with paint, 162 × 112 cm
      Troy Makaza, Untitled 2022, Silicone infused with paint, 162 × 112 cm
  • SAMUEL NNOROM

    Il tessuto mi suggerisce una struttura o un’organizzazione sociale che intreccia l’umanità nella società, come nel caso dell’espressione “tessuto sociale”. Tuttavia, esso assume caratteristiche peculiari nelle diverse società, mentre la “bolla” rimanda a una struttura che contiene o preserva qualcosa per un determinato periodo di tempo. Questo materiale e questa forma mi fanno pensare all’essere umano, all’ambiente e alle loro lotte quotidiane per la sopravvivenza, attraverso azioni di studio come il taglio, l’arrotolamento, la cucitura e l’installazione delle loro bolle. Queste ultime fungono da metafora per coinvolgere gli spettatori in un processo di auto-interrogazione, di pensiero critico e di messa in discussione delle strutture o delle norme sociopolitiche, aprendo un dialogo tra “Verità e Cospirazione” e la facciata quotidiana indossata dagli individui per fuggire e sopravvivere alla condizione umana delle bolle.

     

    – SAMUEL NNOROM (NIGERIA)
    • Samuel Nnorom, Sharing Nature, 2025, African Wax Print Fabric, 128 × 163 × 26 cm
      Samuel Nnorom, Sharing Nature, 2025, African Wax Print Fabric, 128 × 163 × 26 cm
    • Samuel Nnorom, Ashes For Beauty, 2025, African Wax Print Fabric, 156 × 142 × 17 cm
      Samuel Nnorom, Ashes For Beauty, 2025, African Wax Print Fabric, 156 × 142 × 17 cm
  • "Africa Universe", Installation view of Samuel Nnorom in the Grande Salle, Manifesta Lyon, France, 2026.