Agostino Arrivabene Italy, b. 1967
ALBERO VASCOLARE IN SEQUENZA I-VII — Agostino Arrivabene
Il punto di partenza non è un tema, è un dato anatomico. Gli anatomisti chiamano albero della vita la ramificazione che compare sezionando il cervelletto, e albero bronchiale quella che porta l'aria ai polmoni. Nessuno dei due nomi è una metafora letteraria. L'albero sta già dentro il corpo, e chi ha aperto anticamente, (i primi anatomisti) si è limitato a dargli un nome.
A Milano una parete intera è occupata dalla rete vascolare di un corpo umano, dipinta a mano. Coricata, quella rete si legge come un albero: i piedi fanno da radici, il fusto arterioso corre orizzontale, la massa vascolare del capo si apre in chioma. Non è stato aggiunto un solo vaso, è cambiata la giacitura.
Un apparato vascolare però appartiene a chiunque, perché descrive la specie. I sette volti rimettono dentro quella struttura ciò che un atlante doveva togliere, cioè qualcuno.
E stanno ai giunti, non in cima ai rami. Un frutto è ciò che un albero rende; un nodo è il punto in cui un albero è stato ferito. Una radice che incontra la pietra devia, e nel legno quel punto diventa la parte più dura, quella che le lame faticano a tagliare. È il dolore a dare alla crescita la sua direzione, e ogni volto compare dove la crescita ha dovuto deviare.
Le domande che arriveranno Faqs
Sono sette opere o una sola? Un'opera in sette stati. Portano tutte lo stesso titolo e si distinguono per il numerale. Si possono guardare una per una, ma la serie è la cosa.
Perché sette? Il numero non viene dai pianeti. Viene dall'albero. L'alchimista Gerardo Dorneo descrive un albero dorato con sette rami che racchiude nel seme i sette metalli; e la teologia medievale ha appeso sette teste di vizio ai rami dell'albero del vecchio Adamo, una per ramo, nel posto che spetta ai frutti. Arrivabene prende lo stesso numero e ne rovescia il segno: le sue sette teste non germogliano vizi, e non stanno in cima.
Che cos'è la mostra di novembre? Prolegomeni dell'uomo-albero, personale da Primo Marella a Milano. Tre sale, e si attraversano scendendo. La prima è la sala della radice, dove nulla sta in piedi.
Sono autoritratti? [Da confermare dall'artista prima della fiera.]
Perché i volti hanno gli occhi chiusi o coperti? [Da confermare: se vale per tutte e sette o solo per alcune.]
Che tecnica è? [Da inserire.] Misure cm 40 × 30 ciascuna.
Hanno a che fare con il grande dipinto sulla parete? Sì, e in mostra ci stanno sopra. Il murale è la struttura, i volti sono la persona. Separati, in fiera, si vedono come ritratti di una metamorfosi; in mostra si vede anche dove quella metamorfosi accade nel corpo.
Da non dire
Non dire Vesalio. Non è la fonte del murale, e in fiera la fonte non serve nominarla.
Non raccontare come il disegno del murale arriva sulla parete. Si dice soltanto che è dipinto a mano.
Non chiamare Arbor vitae la singola tavola. È il titolo dell'insieme, murale e volti insieme. Se qualcuno chiede che cosa significhi: in anatomia è il nome della ramificazione che compare sezionando il cervelletto, ed è una delle prove che l'albero sta già dentro il corpo.
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