• AGOSTINO ARRIVABENE APRIRE LE ZOLLE VISIONI DAL SOTTOSUOLO PRIMO MARELLA GALLERY LUGANO periodo di esposizione: 21 giugno - 31 luglio...

     

     

     

    AGOSTINO ARRIVABENE

     

    APRIRE LE ZOLLE 

    VISIONI DAL SOTTOSUOLO

     
    PRIMO MARELLA GALLERY LUGANO
     
    periodo di esposizione:
    21 giugno - 31 luglio / 1 settembre - 26 settembre


     

     

     

     
     
  • Primo Marella Gallery Lugano ha il piacere di presentare il 21 giugno, in occasione del solstizio d’estate la nuova mostra di Agostino Arrivabene, intitolata "Aprire le Zolle. Visioni dal sottosuolo“. In un gioco di rimandi tra luce e ombra, tra nascita e trasformazione, l'artista esplora attraverso il suo lavoro la potenza di un atto creatore che affonda le radici nella terra e nelle profondità dell'animo umano.
    Il titolo della mostra prende spunto da una delle poesie più emblematiche di Alda Merini, "Sono nata il ventuno a primavera", che celebra la rinascita e la tempesta, l'incontro tra l'invisibile e il visibile. Arrivabene, in questo dialogo profondo con la poetessa, traccia una linea simbolica che collega l'equinozio di primavera al solstizio d'estate, due estremi di un ciclo che si riflettono nel gesto artistico come un'ipotenusa d'amore.
    Aprire le zolle non è solo un atto fisico, ma un gesto metafisico: scavare, dissodare, riportare alla luce ciò che giace nascosto. Le opere in mostra sembrano germogliare da una terra fertile, portando in superficie visioni che attraversano il sottosuolo e toccano l'inconscio, il tragico e il mistico. Come Persefone, la dea che cammina tra i mondi, l’artista invita lo spettatore a scoprire un regno dove la luce e l’ombra si fondono in un abisso di significati e rivelazioni.
    Un invito a immergersi in un viaggio che va oltre la superficie, per riscoprire la forza primordiale della creazione e dell’esistenza.

     

    Le opere in mostra emergono come reliquie o oracoli da un terreno oscuro e fertile, risuonando di temi di decadenza, trasformazione e rinascita. Attraverso di esse, Arrivabene mette in atto un rituale di rivelazione, dove la pittura diventa una soglia tra il visibile e l'invisibile, il sacro e il profano, il terreno e l'ultraterreno.

  • Al centro di questo viaggio c'è il mito di Persefone, la cui presenza è centrale sia nella struttura simbolica che nel linguaggio visivo della mostra. Dea della primavera e degli inferi, figlia e regina, Persefone incarna la dialettica del ritorno e della rottura, della discesa e dell'emergere. La sua figura intreccia i cicli stagionali con i cicli psichici della trasformazione: il passaggio dall'innocenza alla consapevolezza, dalla prigionia alla sovranità.
    In opere come Érgot e L'erbario, Persefone non appare come una vittima passiva del rapimento, ma come un'iniziatrice, una figura sovrana che ha interiorizzato il suo esilio e lo ha trasformato in potere fertile. Il suo corpo diventa un luogo di germinazione: fiori e radici crescono dalle sue ferite, le sue vesti portano il peso di doni e perdite e i suoi gesti accennano a un'incarnazione vegetale e mistica della memoria. È una dea delle soglie e quindi una metafora perfetta del processo alchemico della pittura stessa.

    La Persefone di Arrivabene non è semplicemente rappresentata: è invocata. Si manifesta come un'icona stratificata e palinsestica, che emerge da opere precedenti e sepolte, proprio come il mito che emerge dalla memoria collettiva. La sua corona di Claviceps purpurea (ergot), il fungo allucinogeno legato agli antichi riti eleusini, diventa uno scettro di metamorfosi, che collega il visionario al botanico, l'arcaico all'allucinatorio.

  • Ne L'erbario l'omaggio arcimboldesco prende una piega più cupa e onirica: i fiori non simboleggiano più solo ornamento o vitalità, ma portano con sé un'aura malinconica di sospeso divenire. Non si tratta di una celebrazione della primavera, ma di un desiderio di primavera sognato dall'ombra. La figura femminile al centro, silenziosa e archetipica, diventa una maschera floreale della nostalgia e del tempo ciclico, dove Persefone è sia figlia che madre, memoria e profezia.

  • Nel corso della mostra, Arrivabene costruisce un universo in cui gli antichi miti non vengono reinterpretati ma riattivati. La sua Persefone è un cifrario della trasformazione, una figura in cui si fondono il personale, il mitologico e lo spirituale. Attraverso di lei, siamo invitati ad attraversare un territorio dove la bellezza è sacra e terribile, la creazione nasce dalla decadenza e ogni dipinto diventa un oggetto rituale, un'offerta al mistero dell'essere.

  • Agostino Arrivabene è un artista la cui ricerca si fonda su una profonda conoscenza e assimilazione della tradizione pittorica classica, maturata attraverso anni di studio e frequentazione delle collezioni museali europee. Piuttosto che adottare i linguaggi della modernità, ha intrapreso un percorso anacronistico e consapevole, volto a ristabilire un dialogo con l’estetica e la dimensione metafisica dell’arte antica.

    Ispirato da maestri come Leonardo, Dürer, van Eyck e Rembrandt, Arrivabene ha sviluppato uno stile personale che si serve di tecniche antiche come la tempera all’uovo, l’encausto e le velature a olio, trattate non come omaggi nostalgici, ma come strumenti alchemici capaci di trasfigurare la materia pittorica. La preparazione artigianale dei pigmenti e dei supporti sottolinea il suo rapporto quasi rituale con la pratica artistica.

    Le sue opere, dense di simboli e suggestioni esoteriche, evocano mondi sospesi tra visibile e invisibile, ispirandosi alle Wunderkammern rinascimentali, scrigni di meraviglie naturali, artificiali e miracolose. I suoi dipinti abitati da esseri ibridi, elementi anatomici e architetture visionarie esplorano i temi della morte, della trasformazione e della rinascita spirituale: il dolore diventa ferita fertile da cui germoglia la luce.

  • La tensione tra sacro e profano attraversa tutta la sua produzione, che si presenta come una forma di meditazione visiva, un invito alla contemplazione e al raccoglimento interiore. In questo senso, l’arte di Arrivabene non è solo figurativa, ma anche filosofica e iniziatica: il dipinto è un luogo di rivelazione, una soglia tra mondi, dove l’intuizione personale si fonde con un immaginario archetipico e mitico.

     

    In un’epoca segnata dalla superficialità e dalla rapidità, la sua opera rappresenta una resistenza silenziosa ma potente: un ritorno all’interiorità, alla lentezza e alla sacralità del fare artistico.

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    APRIRE LE ZOLLE

    VISIONI DAL SOTTOSUOLO

     

     

    PRIMO MARELLA GALLERY LUGANO

     

    sabato 21 giugno

    12:00