Prolegomeni dell'Uomo Albero
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AGOSTINO ARRIVABENE
Prolegomeni dell'Uomo Albero
INAUGURAZIONE
GIOVEDì, 12 NOVEMBRE, 2026 – H 18.00
L'ARTISTA SARà PRESENTE ALL'EVENTO!
Primo Marella Gallery Milano
Via Valtellina 31, 20159 Milano
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La terza personale di Arrivabene presso Primo Marella Gallery presenta opere esclusivamente inedite, fra cui un murales site-specific di 10 metri.
Nella Project Room, oltre dieci installazioni e ready-made provenienti dalla Wunderkammer dell’artista.
Un catalogo con un testo dell’artista e una postfazione di Giovanni Gardini accompagna la mostra.
Dal 12 novembre 2026 Primo Marella Gallery ospita, nella propria sede di Milano, la mostra Prolegomeni dell’uomo-albero di Agostino Arrivabene.
La terza personale dell’artista presso la galleria indaga l’analogia strutturale fra l’uomo e l’albero, studiandone gli sviluppi nell’incontro con il trauma, manifesto sotto forma di nodo. Le opere esposte sono del tutto inedite, e comprendono dipinti, installazioni, ready-made e un murales site-specific.
Arrivabene riprende la tradizione medica che associa le strutture anatomiche ramificate del corpo umano — apparato venoso, utero e cervelletto — a quelle di un albero. Il cosiddetto arbor vitae si conferma così, oltre che descrizione scientifica, metafora dell’analogia fra umano e vegetale.
L’artista si pone in antitesi all’iconografia occidentale, per cui l’uomo trasformato in arbusto subisce un’inesorabile pena, dal mito greco di Ciparisso e gli ibridi mostruosi di Bosch, ai Suicidi della Divina Commedia, reinterpretando la metamorfosi.
Egli analizza l’incombenza del trauma sia sul vegetale che sulla psiche umana, la cui reazione fisica è lo sviluppo di un nodo, un punto cruciale che segna un prima e un dopo l’evento destabilizzante. L’essere non cessa di esistere e continua a vivere, tuttavia, devia il proprio sviluppo.
La mostra si snoda nelle due sale principali della galleria e nella Project Room. L’allestimento, curato dall’artista, si inserisce in continuità con i temi e le ragioni della mostra.
Nella prima sala, la radicazione vegetale tipicamente orizzontale e ipogea viene tradotta dall’installazione site-specific: ispirato liberamente ad una tavola vascolare di un feto del XVII secolo, Arrivabene ha realizzato un murales fuori scala, oltre i 10 metri di lunghezza, corredandolo di 7 opere pittoriche che riprendono l’iconografia dell’albero dei sette peccati capitali.
Altri due dipinti di corpi coricati ed un’opera a tecnica mista del 2015, rielaborata per l’occasione, completano la sala.
La Project Room ospita nature morte pittoriche, omaggio a Bruegel dei Velluti e doni votivi ad Ade e Persefone — dèi tutelari dell’artista —, ready-made inediti e materiale d’archivio proveniente dalla Wunderkammer personale dell’artista, esposto per la prima volta al pubblico.
Il percorso espositivo si chiude con una serie di dipinti in cui il corpo umano si riveste del mondo vegetale come nuova cicatrice dopo il trauma e richiamo alle opere metamorfiche di Arcimboldo.
Il catalogo che accompagna la mostra comprende un testo dell’artista ed una post-fazione di Giovanni Gardini, direttore del Museo Lercaro di Bologna.
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Xenia
In Xenia, Agostino Arrivabene dà forma a un universo botanico immaginario, abitato da specie floreali inesistenti, sospese tra riconoscibilità naturale e invenzione visionaria. Sebbene le composizioni richiamino la tradizione della natura morta, sfuggono a qualsiasi classificazione botanica: si tratta di organismi impossibili, le cui strutture conservano tuttavia una profonda memoria del mondo naturale.
La loro genesi risiede in un dialogo tra materia organica e pittura. Fiori reali, essiccati e pressati secondo i metodi degli erbari botanici, vengono incorporati nel supporto ligneo e successivamente ricoperti e rielaborati con la pittura a olio, fino a rendere irriconoscibile la loro identità originaria. A questo processo si affiancano impronte ricavate da superfici naturali – strutture vegetali, legni erosi e materiali organici – trasferite sulla pittura ancora fresca e successivamente ridefinite attraverso un meticoloso intervento pittorico. Le forme che ne risultano non riproducono direttamente la natura, ma ne conservano le tracce, trasformandole in nuove configurazioni organiche.
L'universo botanico di Arrivabene nasce così da una realtà osservata e impressa nella materia, per poi evolversi in un repertorio di forme che non appartengono ad alcuna specie conosciuta.
Questa ricerca entra in dialogo con la tradizione della pittura fiamminga di natura morta del Cinquecento e con le composizioni di Otto Marseus van Schrieck, pittore olandese del Seicento noto per le sue raffigurazioni del sottobosco. Nei suoi scenari oscuri, ambientati a livello del terreno, funghi, licheni, insetti e rettili convivono tra vegetazione in decomposizione, dando vita a un mondo naturale enigmatico e brulicante di vita. Da questa tradizione, Arrivabene trae la tensione tra bellezza e dissoluzione, trasformandola in una visione personale in cui la natura diventa un regno di metamorfosi e perpetua rigenerazione.
Il titolo Xenia introduce un'ulteriore dimensione simbolica. Nell'antica Roma, il termine indicava le rappresentazioni pittoriche dei doni offerti agli ospiti, mentre la sua origine greca rimanda al concetto di ospitalità e al legame tra chi accoglie e chi viene accolto. Le cinque opere sono concepite come offerte, presenze votive raccolte all'interno di uno spazio espositivo immaginato come un sacellum, un luogo di deposizione e devozione. Questa dimensione rituale assume tuttavia una profonda ambiguità: l'ospite evocata è Persefone, figura mitologica associata agli Inferi, la cui permanenza nel regno dei morti non è frutto di una scelta. L'atto dell'offerta diventa così un gesto sospeso tra accoglienza e costrizione, dono e sacrificio.
In queste composizioni floreali, la bellezza naturale emerge attraverso forme impossibili, mentre la materia organica conserva la memoria di ciò che è esistito. Attraverso la botanica immaginaria, la tradizione pittorica e l'evocazione mitologica, Arrivabene costruisce un universo in cui la natura non è più soltanto oggetto di rappresentazione, ma una forza misteriosa, capace di generare continuamente nuove forme di esistenza.
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Opere
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AGOSTINO ARRIVABENE
Prolegomeni dell'Uomo Albero
INAUGURAZIONE
GIOVEì, 12 NOVEMBRE, 2026 – H 6 PM
L'ARTISTA SARà PRESENTE ALL'EVENTO!
Primo Marella Gallery Milano
Via Valtellina 31, 20159 Milano


