• La Primo Marella Gallery di Milano presenta Alternative Practices and Unbound Forms: African Artists Across Recent Biennales, una mostra collettiva che riunisce artisti le cui pratiche sfidano gli approcci convenzionali alla materia, alla forma e al linguaggio artistico.
     
    Emerse nel contesto delle recenti biennali internazionali, queste pratiche rivelano una rinnovata concezione del materiale, inteso non più come semplice supporto, ma come vero e proprio linguaggio strutturale ed espressivo. Tessuti, residui industriali, oggetti rinvenuti, silicone, ricami ed elementi assemblati vengono trasformati attraverso processi di annodamento, cucitura, tessitura, stratificazione e accumulo.
     
    La mostra riunisce artisti che, pur sviluppando vocabolari visivi distinti, condividono l'interesse per la capacità dei materiali di farsi portatori di memoria, storia, gesto e significato. Le loro opere si muovono tra la dimensione intima e quella monumentale, tra tradizioni ereditate e sperimentazione contemporanea, aprendo nuove prospettive di riflessione sulla forma, sullo spazio e sulla produzione artistica.
     
  • African Artists Across Recent Biennales
    African Artists Across Recent Biennales

    Per decenni, gli artisti africani e afrodiscendenti sono stati ampiamente emarginati all'interno dei sistemi espositivi internazionali plasmati da prospettive eurocentriche. Le recenti biennali hanno segnato una trasformazione significativa, con queste pratiche che contribuiscono sempre più al discorso curatoriale e artistico contemporaneo.

     

    Gli artisti riuniti in questa mostra hanno partecipato alle recenti edizioni di importanti biennali internazionali, tra cui la Biennale di Venezia, dove la loro presenza riflette la crescente visibilità e influenza di diverse pratiche artistiche provenienti dal continente africano.

     

    Anziché presentare un'unica definizione di arte africana contemporanea, la mostra riunisce approcci, materiali e metodologie differenti. Le loro pratiche dimostrano come l'arte contemporanea possa emergere da molteplici storie, geografie e sistemi di conoscenza.

  • Alternative Practices

    Pratiche alternative decisione artisti che fanno del materiale il principio strutturale dell'opera.

     

    Moffat Takadiwa trasforma plastica, cavi e residui industriali in superfici stratificate che evocano sistemi di consumo e circolazione. Troy Makaza ha sviluppato un linguaggio distintivo attraverso il silicone impregnato di pittura, sfruttandone flessibilità e densità per generare forme. Abdoulaye Konaté crea monumentali composizioni tessili attraverso moduli ripetuti, colore e ritmo, mentre Samuel Nnorom costruisce volumi scultorei tramite annodamento, imbottitura e cucitura. Joël Andrianomearisoa trasforma tessuti e materiali leggeri in ambienti poetici in cui linguaggio, memoria ed emozione si intersecano.

     

    In queste pratiche, il materiale non è mai neutro: la sua provenienza, le sue qualità fisiche ei processi di trasformazione diventano parte integrante del significato dell'opera.

  • Unbound Forms

    Unbound Forms sposta l'attenzione dal materiale in sé alla costruzione e all'articolazione della forma.

     

    Esther Mahlangu traduce sistemi geometrici radicati nelle tradizioni visive sudafricane in oggetti scultorei e decorati con perline, estendendo il suo linguaggio distintivo oltre il piano pittorico. Hako Hankson sviluppa forme pittoriche frammentate in cui figurazione, simbolismo e riferimenti culturali coesistono. Tegene Kunbi incorpora i tessuti nella pittura attraverso strutture basate su bisettrici, simmetria e ripetizione, creando un dialogo tra olio e tessuto.

    Qui, la sperimentazione risiede nella configurazione dell'opera: le forme si espandono, si frammentano, si sovrappongono e si muovono oltre i confini convenzionali, sfidando le distinzioni fisse tra pittura, scultura, artigianato e installazione.

  • Material as Language
    Material as Language

    Nell'intera mostra, la materia diventa un principio attivo della composizione. Elementi residui, organici, industriali e tessili conservano tracce della loro origine, acquisendo al contempo nuovi significati attraverso la trasformazione artistica.

     

    Annodare, cucire, tessere, imbastire, assemblare e sovrapporre diventano gesti ripetuti attraverso i quali si costruiscono le superfici e si fanno emergere le forme. Ciò che inizialmente può apparire come una scelta materiale si trasforma in un modo di pensare: un processo attraverso il quale memoria, lavoro, storia ed esperienza contemporanea diventano visibili.

     

    Le opere qui raccolte dimostrano come il materiale possa funzionare simultaneamente come superficie, struttura, linguaggio e archivio.