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La Primo Marella Gallery di Milano presenta Alternative Practices and Unbound Forms: African Artists Across Recent Biennales, una mostra collettiva che riunisce artisti le cui pratiche sfidano gli approcci convenzionali alla materia, alla forma e al linguaggio artistico.Emerse nel contesto delle recenti biennali internazionali, queste pratiche rivelano una rinnovata concezione del materiale, inteso non più come semplice supporto, ma come vero e proprio linguaggio strutturale ed espressivo. Tessuti, residui industriali, oggetti rinvenuti, silicone, ricami ed elementi assemblati vengono trasformati attraverso processi di annodamento, cucitura, tessitura, stratificazione e accumulo.La mostra riunisce artisti che, pur sviluppando vocabolari visivi distinti, condividono l'interesse per la capacità dei materiali di farsi portatori di memoria, storia, gesto e significato. Le loro opere si muovono tra la dimensione intima e quella monumentale, tra tradizioni ereditate e sperimentazione contemporanea, aprendo nuove prospettive di riflessione sulla forma, sullo spazio e sulla produzione artistica.
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Alternative Practices
Pratiche alternative decisione artisti che fanno del materiale il principio strutturale dell'opera.
Moffat Takadiwa trasforma plastica, cavi e residui industriali in superfici stratificate che evocano sistemi di consumo e circolazione. Troy Makaza ha sviluppato un linguaggio distintivo attraverso il silicone impregnato di pittura, sfruttandone flessibilità e densità per generare forme. Abdoulaye Konaté crea monumentali composizioni tessili attraverso moduli ripetuti, colore e ritmo, mentre Samuel Nnorom costruisce volumi scultorei tramite annodamento, imbottitura e cucitura. Joël Andrianomearisoa trasforma tessuti e materiali leggeri in ambienti poetici in cui linguaggio, memoria ed emozione si intersecano.
In queste pratiche, il materiale non è mai neutro: la sua provenienza, le sue qualità fisiche ei processi di trasformazione diventano parte integrante del significato dell'opera.
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Unbound Forms
Unbound Forms sposta l'attenzione dal materiale in sé alla costruzione e all'articolazione della forma.
Esther Mahlangu traduce sistemi geometrici radicati nelle tradizioni visive sudafricane in oggetti scultorei e decorati con perline, estendendo il suo linguaggio distintivo oltre il piano pittorico. Hako Hankson sviluppa forme pittoriche frammentate in cui figurazione, simbolismo e riferimenti culturali coesistono. Tegene Kunbi incorpora i tessuti nella pittura attraverso strutture basate su bisettrici, simmetria e ripetizione, creando un dialogo tra olio e tessuto.
Qui, la sperimentazione risiede nella configurazione dell'opera: le forme si espandono, si frammentano, si sovrappongono e si muovono oltre i confini convenzionali, sfidando le distinzioni fisse tra pittura, scultura, artigianato e installazione.
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